
"Rosy Bindi è lesbica, quindi non può fare il ministro della famiglia. Giusto, no? Diamo per scontato che un sordo non possa fare il tecnico del suono, che un cieco non possa fare l'avvistatore di incendi, che un multimiliardario pregiudicato in odore di mafia non possa fare il presidente del consiglio... quindi mi sembra giusto che una lesbica, cioè una donna alla quale piace la figa e non la fava, non possa fare il ministro della famiglia. Visto che la famiglia (Dio mi fulmini se sbaglio) è l'unione di due persone di sesso opposto. Cosa ne potrà mai sapere Rosy Bindi del delicato rapporto tra moglie e marito, se non l'uso peccaminoso del famigerato dito? Cosa ne potrà mai sapere di maternità, divorzio, tradimento, violenza domestica, polvere sulle mensole, piatti da lavare, pesce che dopo due giorni puzza e date di scadenza incomprensibili sulle confezioni di yogourt? Nulla! Eccheccazzo! Non veniteci a dire che adesso, in un mese, con qualche voto in più, il mondo ha preso a girare in senso contrario e le lesbiche possono avere a che fare con la famiglia?"
Dopo questa affermazione, l'onorevole Maurizio Saia, AN, ha salutato i giornalisti che lo aspettavano da ore davanti al gay club "la Cappella" di Padova per raggiungere i suoi amici all'interno del locale. Ma prima di sparire tra la folla, gettandosi il boa di piume sulle spalle come un'acerba Greta Garbo, si è di nuovo rivolto ai cronisti dicendo "...ci vuole coerenza, cazzo!" Infine è scomparso in una nuvola di profumo oltre le spalle di un buttafuori di centrodestra.
