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sabato, 28 ottobre 2006

Se sei un uomo ma ti senti donna, non puoi usare il bagno riservato alle signore! Se ti vesti da donna, pensi come una donna e ti comporti come una donna, ma fra le gambe mantieni la tua natia virilità, non puoi permetterti di fare i tuoi bisogni dove meglio credi. Soprattutto se sei un onorevole deputato del nostro parlamento. Figuriamoci poi se hai a che fare con Elisabetta Gardini, supergnocca di clausura dei vecchi palinsesti, reinserita in politica dal Berluscon. Lei proprio non ci sta! Lei che fa girare la testa ai suoi colleghi ed è donna dalla testa ai piedi, non permetterebbe mai a uno, diciamo, come L'onorevole Vladimiro Guadagno (in arte Luxuria) di profanare il cesso femminile, teatro di make up in corsa, confessioni da liceali e crisi premestruali.

Infatti succede proprio questo.

Ma se le dotazioni sessuali di serie suscitano tali pandemoni, non succede altrettanto per le caratteristiche più specificatamente politiche dei vari avventori del parlamento. Io non ho ancora sentito nessuno incazzarsi di brutto perchè alla camera (e al senato) siede gente condannata, con la fedina penale sporca. Nessuno che emuli la Gardini, con tanto di espressioni come "mi sento stupratoooo!" , nel sapere che il suo vicino di seggio ha passato guai seri per corruzione. Nessuno che s'incazzi davvero nel vedere i colleghi votare per se stessi e per altri quattro o cinque compari. Nessuno che s'incazzi nell'assistere a cambi di schieramento penosi e opportunistici. Nessuno che s'incazzi come una lince nel conoscere i megastpendi e le stramegaliquidazioni degli A.D. di società pubbliche collassate nei debiti.

No.

L'anima in pace, cari miei. In Italia ci s'incazza solo al cesso. Una conferma della quale avremmo fatto volentieri a meno, sapendo benissimo, da anni, di essere rappresentati da grandi e piccoli pezzi di merda, che quindi galleggiano e spadroneggiano nel loro habitat naturale.

postato da: sdrella alle ore 10:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:cose successe davvero giuro
domenica, 22 ottobre 2006

Dalla lontanissima Svezia arrivano notizie preoccupanti: due deputate, due donne elette da poco più di una settimana (Maria Borelius e Cecilia Stego Chilo) si sono dimesse per non aver pagato il canone tv e per non aver versato i contributi alla colf. In Svezia vige la vergognosa consuetudine di mantenere pubblici i registri delle imposte, così da permettere a chiunque di conoscere la situazione tributaria del vicino. Subito dopo le elezioni, essendo cambiato il governo a favore della nuova maggioranza di destra, i giornalisti sono andati a fare le pulci alle tasse dei deputati e..... eureka! Hanno scoperto le magagne fiscali delle due signore. Queste, imbarazzatissime, si sono dimesse.

L'onda di questa notizia è arrivata subito in Italia, con la forza destabilizzante di dieci righe su Repubblica. Il parlamento ne ha subito preso atto, sensibile al pericolo che una simile notizia poteva comportare; infatti anche l'ultlimo usciere di Montecitorio sa bene che se una simile usanza prendesse piede nel nostro paese, la camera dei deputati si trasformerebbe in un Bed & Breakfast con una media permanenza di una notte a testa. "Dimetterci? Giammai" hanno urlato dalle file del centrodestra. "Andarcene? Ma figuriamoci" hanno risposto da quelle del centrosinistra. "Abdicare? Impossibile!" è stata la replica degli onorevoli di centro.            "A lavorare? Stocazzo!" ha chiosato Clemente Mastella, toccandosi i coglioni.

I lavori del parlamento si sono subito fermati, per lasciare posto ad un vero diluvio di manifestazioni spontanee, volte a chiarire senza se e senza ma che in Italia un siffatto modus vivendi non attecchirà mai.

Berlusconi, primo fra tutti, ha preso il microfono e ha elencato in tre minuti netti tutti i reati a lui imputati, con relativa sentenza di prescrizione, condanna o rinvio a giudizio. Previti e Dell'Utri battevano le mani e facevano da sottofondo, salmodiando a cappella come i neri per caso. La curva nord della lega, incitata da Borghezio con megafono e sciarpa dell'Avellino, ha intonato cori da stadio inneggiando al suo centravanti, Calderoli, che intanto faceva l'aeroplanino come Montella sotto lo scranno dei ministri.

A sinistra si stavano organizzando. Alla fine Prodi ha preso il microfono e ha finalmente raccontato la verità sul'IRI. Ha poi risparmiato la fatica a D'alema dicendo tutto, ma proprio tutto, sulla privatizzazione di Telecom.

Quelli dell'UDC erano al bar.

Infine si è alzato Mastella. ha chiesto la parola e ha aspettato che la bolgia si calmasse. Ottenuto il silenzio ha ruttato nel microfono, sentenziando la fine della seduta.

 

 

 

 

postato da: sdrella alle ore 16:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:pollitica